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Gala: pioniera del femminismo ed icona denuncia musica e liberta’

Mag 31 2022

Gala: pioniera del femminismo ed icona denuncia musica e liberta’

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La rappresentazione del femminismo a volte assume valori piuttosti pop (e non parliamo certo solo di musica), in altre invece passa completamente in secondo piano. È stata una prerogativa fin dagli inizi quella di porsi come ambasciatrice sana di un sentimento “femminile”, spesso boicottato o comodo solo alla stampa quando gli scandali si ripercuotono esclusivamente su personaggi illustri, quella dell’italiana Gala residente in America da un ventennio.

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Ultimamente tante persone la hanno contattata, amici e giornalisti, ma anche fans e followers on-line, dato che ha sensibilizzato su un certo tipo di femminismo, invitando a guardare il ruolo che la società ha creato sulla parità dei sessi, esortando gli uomini ad avvicinarsi all’energia ed alle qualità delle donne. C’era anche un invito al sesso femminile di far sentire la propria voce e sentirsi forti. Nel video “Let A Boy Cry” ha provato a parlare agli uomini, sapendo che un approccio troppo femminista avrebbe spaventato il pubblico dell’epoca. Era ben consapevole, rimarca l’artista, del problema che aveva dentro perché ero una donna: “Sono cresciuta nell’Italia degli anni ’70 e mi è stato costantemente ricordato che essere nata donna portava in sé una serie di difficoltà. Mentre ero a New York ho incominciato a leggere ed approfondire sempre di più gli effetti di un certo maschilismo sciovinista e patriarcale, in cui ero immersa e che davo quasi per scontato. Scoprendo che non solo le donne ma anche i maschi subiscono torti, quando le regole sono molto rigide. Essere un uomo all’epoca significava diventare forte, senza emozioni, sempre in controllo di se stesso e questo era duro da sopportare per un giovane che cresceva. Ho scritto “Let A Boy Cry” per lanciare il messaggio: lascia piangere un ragazzo se lo desidera. Permettigli di studiare danza o di baciare i suoi compagni, come le ragazze fanno tra di loro”. Oggigiorno tutti parlano d’identità binaria / non binaria, essere queer ed altro, ma tutto ciò apparteneva al vivere di Gala fin dal 1994. Adesso vive in quel mondo che aveva sognato: dove le molestie sono denunciate e condannate, dove i ragazzi non sono ridicolizzati se hanno altri gusti, dove le donne possono diventare presidenti e CEO. “Non è ancora accaduto del tutto e dappertutto ma si sta sviluppando nelle nostre coscienze, e questo è l’importante”. Solo qualche tempo fa era a cena da un amico e le ha detto: “Wow, ho capito quanto tu fossi avanti durante il liceo quando portavi avanti queste istanze, ma da sola, e noi non capivano il tuo messaggio vedendolo solamente come una cosa fuori dal comune e nient’altro”.

Da attrice principale che ha vissuto appieno l’evoluzione della musica dance negli anni 90 ad oggi, focalizza la Dance odierna come un genere ben annacquato ed orientato maggiormente al successo di vendita, rispetto alla passione con cui si e’ edificata la vincente italodance che regalava brio e spodestava la concorrenza di Micheal Jaskson ed i cantanti rock.

“Quando ho incominciato a fare musica non ho mai pensato a me stessa come parte del movimento dance degli anni ’90. Non ne sapevo niente, né allora né adesso. Ho frequentato molto i club di New York, ma come fotografa, immortalando la parte più stravagante della vita notturna: musicisti, ballerini ed artisti. La mia passione era ballare, ma iniziai studiando fotografia al Tisch School Of The Arts (frequentato in passato da Spike Lee e Scorsese); tuttavia non appena potevo, prendevo lezioni di danza nella migliore scuola di New York dove ho studiato di tutto, dal flamenco alla Sabar dance, dall’hip-hop fino alla danza contemporanea. Questo è da dove il mio bagaglio musicale arriva: lezioni di danza, club, uscire ogni sera a New York per ascoltare jazz o indie”.

Oggi Gala continua ad incidere e produrre musica, ma con una propria etichetta musicale che le aliena il principale panorama pubblicitario ma binariamente le consente totale liberta’ e qualita’.

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