Infrastrutture e sviluppo italo-meridionali

Chiedo venia se da molto tempo mi incaponisco sul management all’interno dei miei canali social, tuttavia il management è troppo importante sopratutto ai fini del pensiero, oltre che dell’arte e del benessere: ovvero gli altri due cardini della mia linea editoriale. Ecco allora il motivo che mi spinge  a riflettere sul tema dello sviluppo meridionale, all’interno dell’Italia.

Tralasciando le zone franche, il reddito di cittadinanza e gli incentivi al lavoro per il bistrattato e sottosviluppato suditalia, vi è un potente aggregatore di professionalità e fucina di ricchezza, sovente accontonato a sfavore di tutto il meridione: esso consiste nelle infrastrutture, di cui il comparto territoriale da Roma in giù, è sfornito o mal fornito. Mancano strumenti di collegamento veloce ed efficace nelle città meridionali; la Tav Napoli-Bari forse è ancora un miraggio, e la ferrovia che porta a Matera cosi’ come gli aerei e i treni che collegano Calabria e Sicilia, sono utopie da manuali di saggistica anti merdidionale.

Io non intravedo alcuna utilità nei sostegni al reddito ed al lavoro che esulano dalle infrastrutture fondamentali come le ferrovie, gli aereoporti, i porti e le autostrade degne di tale apposizione.

Il ponte sullo stretto di Messina pare sia pratica archiviata e l’autostrada Salerno-Reggio Calabria risulta una strettoia adeguata al transito di go cart ed automobili a media e bassa velocità.

Quanto sono inderogabili degli asset infrastrutturali per l’Italia meridionale, che creino economia legale o paralegale, e’ risaputo solo a livello teoretico; ma nessun asset extrainfrastrutturale, di importanza discreta, si forma in assenza o in scarsità di infrastrutture tanto valide quanto sostenibili. Ed intanto il 70% del Recovery fund e’ stato stornato nuovamente al nord, ad onta dell’accordo europeo di stanziarlo al sud. E’ innegabile che anche l’Italia settentrionale, in queste contingenze, necessiti della liquidita’ assicurata dal Recovery fund, in misura del 70/80%, ma e’ scoptico farlo a detrimento del meridione che ne dovrebbe ricevere il 200% per riassastarsi come Costituzione prescrive: a tal punto l’Italia intera dovrebbe riprendersi un ente interno di illimitata e garantita erogazione monetaria, cosi’ farebbe gli interessi di nord e sud.

Il buon management che punta alla creazione di valore aggiunto non prescinde dai basilari e definitivi investimenti infrastrutturali, che sono volano di crescita economica.

Chiedo nuovamente venia per la lungaggine ma, senza aziende non vengono richiesti beni e prodotti; senza di essi avviene lo stesso per i servizi; di conseguenza il lavoro scarseggia. Va tuttavia affermato che senza infrastrutture adeguate, i costi di produzione e trasporto delle merci, continuerebbero ad essere insostenibili, per ogni imprenditore svincolato dalla politica, dalla delinquenza, o dalla mera ma encomiabile follia o alta finanza. Il fatto che la finanza crea annualmente dal nulla o con speculazioni, liquidi che sono circa dieci volte il pil mondiale, per poi richiedere gabelle e affermare scarsita’ monetaria, e’ la vera tara sistemica da rimediare. https://www.facebook.com/marketplace/item/1065032380635180/




Draghi e la bancarotta controllata dell’Italia

Il proposito non e’ di Draghi e seguaci, bensi’ delle sovrastrutture alto finanziarie e grand’industriali che hanno le redini dell’economia europea ed americana: il fallimento o default o bancarotta controllata dell’Italia, come piu’ si preferisca definirla; per bancarotta controllata dell’Italia si intende la bramosia a rendere l’Italia impossibilitata a pagare emolumenti ed imprese che ne forniscono i servigi, senza contagiare il resto dell’Europa e dunque del mondo; le oligarchie finanziarie intrecciate con le principali multinazionali antagoniste a quelle italiane, sia in America che Europa, richiedono la quota restante di attivita’ produttive e depositi bancari italiani sottoforma di pagamento di un debito pubblico esternalizzato e divieto di protezione statale per industrie, beni collettivi, lavoratori, giovani, pensionati; ma sopratutto le masnade finanziarie e grand’industriali al timone di Goldman Sachs, Wolksvangen, Fca, e tante altre, intendono piegare l’Italia e mandarla in bancarotta non perniciosa per gli altri, impedendogli di emettere moneta con un il veto della Bce nell’emissione monetaria, la privatizzazione di tutte le banche pubbliche, la scomparsa della Banca d’Itala confluita in Bce. Altro obiettivo euroamericano affidato a Draghi, si sostanzia nello sgretolamento delle piccole e medie banche italiane, di norma piu’ affidabili delle grandi, a causa del cambiamento delle norme legislative per l’accesso alla moneta. Cosi’ sopravvivono di gia’ i macropoli o oligopoli industriali e finanziari di ogni sorta, a detrimento dei diritti costituzionali per l’Italia e ad onta del dato che vede la Germania avere 200 banche regionali pubbliche agganciate ad una grande banca ufficialmente non pubblica, che pero’ acquista titoli pubblici invenduti, immette denaro in circolo per sostenere l’intera economia-100 miliardi in un mese con il Covid-.

L’Italia ed il suo popolo, invece, rimangono storditi e resi inconsapevoli da una campagna mediatica assordante, che magnifica Draghi come assoluto salvatore della patria decadente… https://www.facebook.com/marketplace/item/598907453997358/