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Taranto: genitori in protesta e Sud ripudia Draghi lodando Conte

Mag 22 2022

Taranto: genitori in protesta e Sud ripudia Draghi lodando Conte

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Da Taranto “Presidente Mattarella, solleciti le bonifiche e tuteli la vita”
(FQ del 17/05/2022)
PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA,

A Taranto anche i bambini si ammalano, soffrono e muoiono in percentuali di molto maggiori rispetto al resto dell’Italia. La causa è nota, secondo medici, scienziati, ricercatori: l’inquinamento prodotto da industrie confinanti con zone densamente abitate. In decine di relazioni scientifiche, anche dell’Oms, si mette in rilievo come le bonifiche siano essenziali per scongiurare il protrarsi del danno sanitario alla popolazione, perché tutte le matrici ambientali sono gravemente compromesse, compresi acqua e suolo. Presidente, lo Stato italiano, per mezzo della Corte costituzionale, dieci anni fa pose sullo stesso piano il diritto alla salute e quello alla produzione e occupazione. Lei faceva parte di quel collegio che tuttavia stabilì un preciso limite temporale al bilanciamento dei diritti: trentasei mesi per l’attuazion e delle prescrizioni Aia (Autorizzazione integrata ambientale). In poche parole, il fondamentale diritto dell’individuo –la vita –è calpestato: i 36 mesi sono scaduti nel 2015; siamo nel 2022, e forse solo ad agosto del 2023 le prescrizioni saranno adempiute, ma rimarrà aperto il capitolo bonifiche. Presidente, lei ha emanato di recente il cosiddetto decreto legge Ucraina, il cui articolo 10 sottrae proprio risorse destinate alle bonifiche, già ritenute insufficienti. Nel frattempo, a carico dello Stato italiano sono arrivate, lo scorso 5 maggio, altre quattro condanne da parte della Corte europea per i diritti umani: in tutte le sentenze si pone in evidenza come le mancate bonifiche violino i diritti umani dei residenti. Inoltre, il rapporto del Consiglio per i diritti umani dell’Onu arrivava a dire che “le persone che abitano le zone di sacrificio sono sfruttate, traumatizzate e stigmatizzate. Sono trattate come usa e getta, le loro voci ignorate, la loro presenza esclusa dai processi decisionali e la loro dignità e diritti umani calpestati”. In detto rapporto, come esempio veniva indicato proprio il caso di Taranto. AncheLei, Presidente, ha il dovere di conformarsi alle sentenze della Cedu, alle linee guida Onu-Unhcr e di essere garante della Costituzione. Non consenta che si consumi un ulteriore sacrificio del popolo tarantino, ancora una volta deriso, umiliato, offeso nella dignità. Le rivolgiamo quindi un appello affinché eserciti il potere di cui all’articolo 74 della Costituzione, non promulgando la legge di conversione del dl contenente norme contrastanti anche con le recenti sentenze della Cedu.
ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI.

Sul solco della Puglia viene sbandierato anche quanto LA STRATEGIA DRAGHI NON BASTA AL SUD PER IL DOPO PANDEMIA e Cronache di Napoli lo urla fragorosamente.

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Raffaele Carotenuto fa una esegesi dal “Piano Sud 2030 Sviluppo e Coesione per l’Italia” di Giuseppe Conte a “Verso Sud” di Mario Draghi. Un’idea di Sud per il 2030 (il primo) un Libro Bianco (il secondo). Un elemento di programmazione di lungo periodo l’uno, un racconto di come potrebbe immaginarsi questa terra l’altro.

Dati, strategie, fondi, innovazioni e prospettive di riforma, che si qualificano come elementi principali, quasi si buttano.

Narrazioni di chi presuntamente sa e conosce il Mezzogiorno, chi butta il cuore oltre l’ostacolo chiedendo di rinunciare alla rassegnazione e al fatalismo, e chi parla di maggiore coesione di intenti tra le istituzioni. E pure l’immancabile grido di dolore di non replicare piu quanto da queste parti è già successo e non ha funzionato. Ognuno si autoassolve, nessuno e colpevole, tutti vogliono cominciare daccapo. Colpe, ritardi, omissioni, ruberie? Niente, non esistono.

È cominciata l’ennesima fiera dei buoni principi, delle soluzioni magnifiche e progressive e della ricostruzione geopolitica, economica e socio-culturale del Sud. Tutti sani propositi, null’altro! Non si e’ avuto modo di leggere in nessuno dei due Piani come si intende agire nei confronti delle “mediazioni politiche” che indugiano a proteggere privilegi, prebende, intermediazioni parassitarie.

Nessuno spiega perché il Sud offre una bassa qualità dei servizi pubblici a fronte di una tassazione locale ai massimi livelli, come si combatte l’insicurezza sociale che scoraggia gli investimenti, in che maniera si intende ristrutturare la spesa pubblica senza danneggiare i cittadini.

A maggior ragione non si analizzano tali “effetti distorsivi”, non una sola parola sulle pretese di dividere l’Italia attraverso l’autonomia differenziata. L’analisi di lungo periodo prospettata nei due documenti “omette” di dire che, nel frattempo, il Sud è più povero, invecchiato e con minori energie umane al suo interno. Innanzitutto, su quali forze si dovrebbe poggiare la capacità trasformativa da mettere in campo per il Mezzogiorno? Ancora, mentre il “Piano Sud 2030″ individuava nettamente il competitor del Mezzogiorno, ovvero il Nord e i dislivelli tra le due parti del paese, “Verso Sud” quasi mai scrive la parola Nord, ripiega il “suo” riorientamento sulla posizione geografica della macro-regione meridionale al centro del Mediterraneo, prospettando tutto sulla centralità strategica della collocazione di quest’area nel perimetro del bacino situato tra Europa, Nord-Africa e Asia occidentale. Insomma, si racconta un Mezzogiorno “presuntamente” in movimento, dove si fa finta di non notare che anche il PNRR legge il nodo infrastrutturale ferroviario, fondamentale per il superamento dei maggiori ritardi, tutto in funzione dell’alta velocità, mai parlando di collegamenti regionali e infra-regionali, delle centinaia di chilometri ancora a binario unico, di un parco macchine tra i più “vecchi” d’Europa. Così come gira lo sguardo altrove rispetto alla elettrificazione delle banchine dei porti, al fine di ridurre l’impatto ambientale nel settore dei trasporti, come uno dei primi elementi per affermare la decarbonizzazione lungo le linee di costa. La mobilità esiste in quanto alta velocità. Punto e basta! Si intravede, purtroppo, una discussione minimalista, oltre alle affermazioni di principio: si nota un gran vuoto di strategia, una sostanziale mancanza di potere contrattuale del Mezzogiorno. Questa fase straordinaria, dopo-Covid, avrebbe preteso ben altra programmazione, altri e diversi attori da coinvolgere, significativi soggetti sociali sedere al tavolo delle decisioni. Ciò che è mancato, e continua a mancare, è uno spazio di osservazione che lasciasse comprendere, analizzare e proporre. Purtroppo, ancora una volta, il tavolo si è diviso in due: i presunti “illuminati” da un lato, tutti i restanti dall’altro.

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