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Non solo politici: al sud classe dirigente apparentemente inferiore

Mar 14 2022

Non solo politici: al sud classe dirigente apparentemente inferiore

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Lino Patruno sulla Gazzetta del Mezzogiorno esecra la societa’ civile meridionale, in relazione a cui la politica non puo’ divergere, con questo redazionale al fulmicotone:” Ah, le classi dirigenti meridionali. Se qualcuno le difendesse, sarebbe più impopolare di un aumento delle tasse. E se qualcuno le attacca, parte una standing ovation ché neanche per un gol della Nazionale di calcio. Non c’è commentatore delle cose del Sud a non essere convinto che la colpa maggiore di tutto ciò che non va sia loro. E se si chiedesse come risollevare il Sud, la risposta sarebbe più unanime di un plebiscito per l’aumento di stipendio a tutti. Cambiare le classi dirigenti, detto con la stessa facilità e convinzione con cui si dice che Putin è un folle pericoloso.

Anzitutto: cosa si intende per classi dirigenti. Ma i politici, è la risposta automatica. Meno automatico, ma più equo, è dire che classi dirigenti sono anche gli imprenditori, i sindacalisti, i banchieri, i responsabili di aziende pubbliche, i docenti universitari, i giornalisti (credevate/mo di svignare?). Ciascuno per la sua parte e le sue responsabilità, anche se i politici hanno obblighi maggiori rappresentando tutti. Avrebbero l’obbligo di essere, se non migliori, perlomeno non peggiori. Spesso sono peggiori, come se anche le migliori intenzioni naufragassero entrando in un mondo marchiato come casta. La dice lunga il rendimento non lusinghiero di tanta società cosiddetta civile dirottata in politica.

Ma la domanda è: l’acclarato basso livello delle classi dirigenti, è una causa o un effetto dei mali del Sud? Al Sud, come sappiamo, è più basso tutto. Dal reddito ai livelli dell’occupazione, dai servizi pubblici alle infrastrutture. Sono i Conti pubblici territoriali a testimoniare che in gran parte questo dipende dalla minore spesa dello Stato in investimenti al Sud, anche se dirlo attizza sempre i Savonarola pronti ad accusare il Sud di voler sempre essere assistito. Ma i Conti pubblici territoriali non li fanno i meridionali né (vade retro) i meridionalisti, bensì il ministero dell’Economia. E si trovano su Internet, mica sono più difesi e inaccessibili dei lingotti della Banca d’Italia.

Poi. Al Sud è più basso anche il livello culturale, benché né Sciascia né Franco Cassano fossero valtellinesi. Se non ci sono tanti asili nido pubblici come nel resto d’Italia, se non ci sono le biblioteche scolastiche, se ci sono le classi-pollaio, se il numero di insegnanti per alunno è più basso che altrove, neanche un padre Pio in gran forma sarebbe capace di cambiare la situazione. E’ il motivo per cui si è calcolato che, a parità di scuola frequentata, è come se i ragazzi del Sud avessero avuto un anno in meno di insegnamento rispetto a quelli del Nord. Per meno mezzi avuti a disposizione, non per meno neuroni. E al Sud c’è anche meno tempo prolungato (sempre per il minore apporto dello Stato che se ne occupa, non per le classi dirigenti locali). Quando Provenzano era ministro per il Mezzogiorno, disse che la prima cosa che avrebbe voluto fare a sostegno del Sud, era dare il tempo prolungato a tutti. E fu subito d’accordo il cremonese Cottarelli, uno che verso la spesa pubblica è più guardingo di un domatore di leoni.

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Stesso discorso per le università del Sud, penalizzate da un fondo nazionale che premia quelle con più mezzi a disposizione (non il contrario), cioè quelle con tasse di iscrizione più alte, cioè quelle delle regioni più ricche. E se tu mi scoraggi dall’istruirmi perché nonostante la mia formazione e il mio merito c’è meno lavoro per tutti. E se l’esodo di giovani, e di quelli con più studi, priva il Sud di ingegneri, architetti, informatici, economisti, matematici, quali potranno essere queste nuove classi dirigenti che servono al Sud? Vanno ad arricchire altri, il contrario di quanto servirebbe. E uno non emigra se sta troppo bene per farlo.

È stato il premio Nobel indiano Amartya Sen a dire che per giudicare un uomo bisogna capire il contesto in cui è. Sen le chiama capabilities to function (capacità di funzionare), l’effettiva possibilità e opportunità di fare ed essere ciò che voglio. Fattori sociali e politici, non solo personali. E lo spiega ampiamente la sociologia comportamentale: la povertà alimenta altra povertà. Anche di valori. E Roberto Saviano aggiunge che l’impoverimento normalmente genera circoli viziosi. Però se al Sud è tutto meno, la pretesa è che le classi dirigenti (politiche in testa) debbano essere più. Bisognerebbe spiegare perché tanti meridionali siano meridionali di successo dove le condizioni sono diverse. E chiedersi se il tiro alla classe dirigente non sia il mezzo rapido per dare alibi ad altre inadempienze verso il Sud”.

Più che cambiare le classi dirigenti, occorre cambiare le condizioni che le producono. Altrimenti si riproducono. «Non si può togliere l’acqua ai pesci e poi stupirsi se boccheggiano o muoiono».

A cio’ bisogna tuttavia aggiungere la nuova fisionomia di meridione affibbiata all’Italia settentrionale che si trova a rintuzzare aggravi di spesa per imprese, contribuenti e salariati, che contrassegnano problemi di liquidita’ per l’erario, il che e’ propedeutico di svendite dei beni pubblici, aziende italiane e sopratutto multinazionali di stato, ad enti finanziari che finanziano il debito pubblico nostrano ed in cambio richiedono cesure di spesa, partecipazioni societarie, aumenti fiscali e gestione dei beni demaniali come interessi sugli acquisti.

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