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Stefano Fassina e De magistris denunciano furti dell’acqua e partiti

Dic 15 2021

Stefano Fassina e De magistris denunciano furti dell’acqua e partiti

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Inaccettabile blitz del governo su acqua pubblica. Un comma nascosto in una riformulazione dell’ultimo minuto di un emendamento curata dal Governo non è la via per fare la presunta “riforma del servizio idrico” e per consentire al Parlamento di svolgere il ruolo previsto nella Costituzione. Tanto più che sulla gestione dei servizi pubblici locali e, in particolare, dell’acqua, si sono chiaramente espressi 25 milioni di italiani nel referendum del 2011. Oltre al metodo, inaccettabile in un quadro già segnato dal monocameralismo alternato, c’è il merito. Per ridurre la frammentazione delle gestioni del servizio idrico, questo il fine del comma inserito di nascosto, si deve applicare la normativa in vigore, non inibire l’autonomia di gestione nelle limitatissime fattispecie previste dal codice ambientale. Il testo del governo va ulteriormente riformulato per restringerne la portata alla eliminazione delle gestioni in contraddizione con la normativa. Soprattutto, l’ulteriore riformulazione deve essere frutto di una discussione alla luce del sole, supportata dai dati. Il governo ha presentato al Parlamento il Disegno di Legge per la concorrenza dove è anche previsto l’intervento sui servizi pubblici locali, inclusi i servizi idrici. È quella la sede propria e trasparente per affrontare una questione importante.https://www.francescopaolotondo.com/prodotto/23466/ Quadri moderni d’autore economici

De Magistris, dall’alto del mezzo milione di seguaci che commentano e condividono le sue iniziative scrive sferzando il governo: ho aderito al No Draghi Day dell’USB e aderisco anche allo sciopero generale di CGIL e UIL.

Questo Governo e le forze del sistema che lo sostengono non fanno gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori. Non rilanciano gli investimenti pubblici strategici per il nostro Paese. Incentivano la privatizzazione dei servizi e dei beni pubblici. Non sostengono politiche per i giovani e per le donne. Non curano le fragilità e non intervengono sulle disuguaglianze economiche, sociali e geografiche.

Non sono per le autonomie locali ma sono per rafforzare autonomia differenziata che è l’anticamera della frattura dell’unità nazionale.

Bisogna dire NO ad una manovra di bilancio oligarchica e classista. Recuperiamo gli spazi di democrazia e facciamo crescere il dissenso al pensiero unico dominante.

Nei giorni scorsi ho letto un’interessante inchiesta del settimanale L’Espresso sulle modalità di finanziamento di partiti e leader politici. Il quadro, che non mi meraviglia e non mi sorprende per quanto ho potuto verificare nella mia vita istituzionale di magistrato e di sindaco, delinea uno scenario torbido sul piano politico e morale ed ai limiti della rilevanza penale. Partiti che prendono cifre di denaro, anche cospicue, da imprenditori e società per le quali poi si impegnano a sostenerle politicamente ed istituzionalmente; candidati a cariche di rilievo che prendono contributi da persone ed enti con le quali avranno a che fare un giorno dopo eletti. Un quadro da “do ut des” da piena questione morale.

E chi invece fa politica non piegandosi a questa logica immorale e lotta solo con le proprie idee, con i militanti e i volontari, con campagne di autofinanziamento tra associati, compagni ed attivisti, non è discriminato da tutto questo? Non si crea una concorrenza politica sleale? È normale che un partito prenda soldi da un imprenditore per il quale si impegna a presentare provvedimenti normativi? Vi sembra usuale che un candidato sindaco riceva contributi da chi è portatore di evidenti interessi privati? Nel nostro Paese per colpa di una corruzione dilagante si è troppo spesso buttato il bambino con l’acqua sporca. Si sono abolite le preferenze perché in alcuni casi la mafia condizionava la scelta degli eletti e siamo arrivati a leggi elettorali che hanno distrutto democrazia e centralità del Parlamento. I politici rubavano con il finanziamento ai partiti e si è eliminata una forma di contributo proporzionale che cercava di garantire anche le minoranze. I politici rubavano e si sono ridotti i parlamentari con la scusa dei costi della politica, mentre li hanno aumentati alzando i loro stipendi e hanno ridotto la democrazia con intere aree geografiche che non saranno rappresentate, dando potere assoluto nella scelta dei nominati ai segretari di partito. Fanno le leggi elettorali per tutelare la casta e non dare forza al popolo. I contrappesi costituzionali si affievoliscono sempre di più non essendoci opposizione ed annichilendosi il ruolo del Parlamento, con una magistratura, che dovrebbe essere baluardo del controllo di legalità, travolta dalla questione morale. Dove prendono, poi, le decisioni i nostri governanti? In quali stanze e in quali luoghi? Con chi? Perché non si parla e non si affronta più il tema delle mafie e della corruzione? Ed in questo clima torbido, di conflitti d’interesse, di confusione tra controllori e controllati, di questione morale dilagante, di pandemia sanitaria, la nuova casta del pensiero unico eleggerà il prossimo Presidente della Repubblica.
Mi appello all’art. 3, secondo comma della Costituzione, nata dalla resistenza, per rimuovere gli ostacoli rappresentati da questo ceto politico, divenuto classe oligarchica autoreferenziale, a tratti anche con vocazioni piduiste, che impedisce uguaglianza, giustizia sociale, sviluppo della persona umana e lavoro.https://www.francescopaolotondo.com/categoria-prodotto/cravatte/

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